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Sequestri & Indagini: indagini a Verona

Verona 24 marzo 2009
 
L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Martedì 24 Marzo 2009 CRONACA Pagina 10

I SEMAFORI SOTTO ACCUSA. I tecnici hanno fornito ulteriori elementi utili nelle indagini

 
T- red, due funzionari ascoltati dal PM 
Arrivati da Roma fanno parte del Ministero dei Trasporti Hanno confermato che il relè non era stato depositato


Sono stati sentiti fino al tardo pomeriggio di venerdì ma solo ieri è emersa la notizia del loro colloquio con il pm Ardito. I due funzionari del ministero dei trasporti non hanno fatto altro che portare altri, importanti tasselli nell’impianto accusatorio della procura della repubblica nell’inchiesta sui semafori T red.
I due dirigenti del dicastero sono stati sentiti dagli inquirenti come persone informate sui fatti. Sono stati utilissimi per confermare quanto sostenuto fin dall’inizio dell’inchiesta dalla procura di Verona: il prototipo di questi impianti, installati in una sessantina di Comuni e finiti nella bufera dopo le decine di migliaia di ricorsi degli automobilisti, era diverso da quello depositato al ministero dei trasporti.
Un pezzo del puzzle dell’accusa che inchioderebbe alle su e responsabilità l’inventore di questo sistema, Stefano Arrighetti, 45 anni, arrestato il 29 gennaio con l’accusa di frode in fornitura pubblica e scarcerato il 25 febbraio. Ieri è emerso che all’ingegnere di Seregno nel Milanese sono stati revocati gli arresti domiciliari non tanto perchè le procedure da lui svolte al ministero erano regolari quanto perchè, a par ere dei giudici di Venezia, non c’era più il rischio di reiterazione del reato. Il tribunale della libertà, infatti, non ha accolto la tesi difensiva sull’infondatezza dell’accusa di frode in fornitura pubblica. Si è solo limitato a dire che quella non era la sede più adatta per formulare un giudizio su questo punto fondamentale dell’inchiesta. Venerdì i due funzionari hanno confermato che a Roma al ministero, l’ingegnere Stefano Arrighetti non aveva depositato nel 2005 il relè, l’apparecchio che trasmette i dati raccolti dalla telecamera al computer. Un elemento fondamenta! le per la procura senza il quale il sistema dei t red non funzionava. Ininfluente, invece, per la difesa.
Ora gli inquirenti non escludono che la società di Arrighetti, la Kria srl, il ministero possa essere «bandita» da qualsiasi altro, nuovo incarico dal ministero. Non si scarta l’ipotesi che ora spuntino altri comuni, tutti fuori dalla nostra provincia che potrebbero finire nel mirino della procura di Verona per l’irregolarità degli impianti dei t red.
Nel frattempo l’inchiesta a carico di Stefano Arrighetti sta raggiungendo il traguardo. Nei prossimi giorni, il pm Valeria Ardito potrebbe firmare l’avviso di fine indagine per l’ingegnere milanese con l’accusa oltre che di frode in fornitura pubblica anche di truffa. Verso la chiusura anche l’inchiesta, condotta anche dai carabinieri di Tregnago e Illasi, a carico dei 2 indagati veronesi, il sindaco di Illasi Giuseppe Trabucchi, 56 anni e il comandante dei vigili del l’unione dell’est, Graziano Lovato, 45.
 
 

Foto e multa, ministero sotto inchiesta
Nel mirino l’omologazione delle apparecchiature in dotazione alle amministrazioni locali
Verona 8 novembre 2008

NOSTRO INVIATO

Per la prima volta in Italia, sul fronte incandescente delle denunce (molte) e delle inchieste (poche) riguardanti i presunti abusi dei Photo-red o T-Red che colpiscono gli automobilisti, un magistrato va a ficcare il naso alla ricerca di presunti abusi che sarebbero avvenuti a livello centrale. Ovvero al Ministero dei Trasporti, cui spetta l'omologa delle apparecchiature che le amministrazioni locali acquistano e installano agli incroci delle strade, spesso con lo scopo di far cassa.

È il pubblico ministero veronese Valeria Ardito che ha deciso di violare gli uffici competenti in materia di viabilità e di trasporti. Per il momento lo ha fatto con una semplice richiesta di acquisizione di documenti. Nessuna contestazione formale, nessuna ipotesi di reato. Eppure ha spedito gli uomini della guardia di Finanza per chiedere i dossier tecnici relativi ai T-red. In particolare quello di un'apparecchiatura omologata da una ditta lombarda. Perchè si sospetta che dagli uffici del Ministero sia scomparso il "prototipo", ovvero il T-red di riferimento per l'omologazione, per riconoscere le caratteristiche tecniche che deve avere ognuno degli aggeggi che viene installato ai semafori.

I finanzieri si sono presentati al Ministero un paio di settimane fa con una richiesta ben precisa: accertare se il prototipo esista per davvero o se, al contrario, non sia più rintracciabile, come attestato dalla commissione istruttoria. Una questione nient'affatto formale. Perchè il T-Red, per appioppare una multa, deve essere regolare. E per essere omologato deve essere conforme al prototipo che va conservato al Ministero. È evidente che se il prototipo è scomparso, non esiste il termine di paragone tecnico, ovvero l'elemento di comparazione che attesta l'idoneità di una macchina fotografica ad accertare le infrazioni al semaforo. È il chiodo a cui è appeso tutto il sistema. Se viene meno il puntello, tutte le multe possono essere annullate.

L'iniziativa adottata a Verona dimostra come la magistratura abbia deciso di vederci chiaro. Al primo livello sono stati interessati i giudici di pace nei ricorsi degli automobilisti contro le multe. Ad un secondo livello è emerso il sospetto di un accordo collusivo tra amministrazioni comunali e produttori o distributori di photo-red o T-red, come ha dimostrato l'inchiesta (con arresti) aperta a Milano. Nel livello in cui si è inerpicata la magistratura veronese si prospettano possibili omissioni o connivenze addirittura dentro il Ministero.

Una svolta clamorosa che viene da lontano. A Biella c'è un avvocato - Giovanni Bonino - che da alcuni anni si occupa dei ricorsi contro le multe prese dagli automobilisti a un semaforo di Gallianicco. E nei ricorsi-tipo presentati ai giudici di pace ha sempre chiesto di dichiarare la nullità del decreto di omologazione delle apparecchiature prodotte dalla ditta Kria di Seregno sul punto in cui è dichiarata la conformità con il "prototipo" depositato al Ministero dei Trasporti. Per il semplice motivo che il prototipo non c'è più.

La scoperta è stata fatta dal legale che ha chiesto l'accesso alla documentazione ministeriale. Il decreto di omologa è del 20 luglio 2006 (in realtà riguarda l'estensione di una precedente omologa su un'apparecchiatura in parte differente), ma è stato preceduto da un'istruttoria. Nel momento di formulare il proprio parere, il 27 ottobre 2005, la Quinta Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ha rilevato che nella documentazione presentata dalla società produttrice, successivamente integrata, mancava il prototipo. L'osservazione è stata formalizzata nero su bianco, assieme ad un altro paio di carenze tecniche.

La scoperta dell'avvocato Bonino non è passata inosservata al Pm veronese Ardito, che aveva già autonomamente deciso di chiarire quell'incredibile mancanza. Come è possibile che sia omologata un'apparecchiatura in mancanza del prototipo, che invece viene poi indicato come depositato presso il Ministero? Domanda legittima. Infatti, la scorsa estate un sottufficiale della guardia di Finanza di Verona ha preso contatto con l'avvocato di Biella e gli ha chiesto la documentazione, ovvero il fascicolo riguardante il T-Red della Kria commercializzato da Ci.Ti.Esse e una copia dei ricorsi.

«Io mi sono limitato a segnalare una carenza, da un punto di vista civilistico, non tocca a me dire se vi siano altri risvolti» spiega l'avvocato Bonino, facendo intendere che il filone penale è stato aperto autunomamente dalla magistratura. A Verona bocche cucite. Eppure è confermato che la Finanza abbia fatto visita al Ministero dei Trasporti. Che abbia chiesto i documenti relativi al T-Red. Che abbia chiesto quale fine abbia fatto il "prototipo". L'analisi dei documenti è ancora in corso. Ma se davvero il prototitpo non è depositato presso il ministero, come dichiarato dalla commissione istruttoria, qualcuno rischia guai per aver dichiarato la conformità del T-Red a un modello che non esiste. O meglio, non si trova più.

Giuseppe Pietrobelli 


17 giugno 2008
 
L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Mercoledì 11 Giugno 2008 cronaca Pagina 14

SEMAFORI INTELLIGENTI. I carabinieri hanno notificato 62 ordini di esibizione e consegna in tutta Italia


T-red, Comuni al setaccio
alla ricerca dei verbali

I carabinieri di San Bonifacio hanno notificato ordini di esibizione e consegna in 62 Comuni, in diverse regioni italiane, nell’ambito dell’indagine della procura di Verona sui cosiddetti «semafori intelligenti». I militari dell’Arma si sono rivolti alle amministrazioni comunali e ai comandi di polizia locale per ottenere tutta la documentazione (tra cui verbali di contravvenzione, autorizzazioni ministeriali e comunali) inerenti ai semafori forniti di telecamera e sui quali è stata installata un’apparecchiatura di regolamentazione della durata del giallo. La sospetta truffa al centro dell’indagine scaligera di cui è titolare il sostituto procuratore Valeria Ardito è relativa alla durata del giallo che sarebbe volutamente troppo breve così da sanzionare un maggior numero di automobilisti fotografati a passare con il rosso.
I comuni interessati sono nelle province di Bergamo, Brescia, Biella, Como, Cuneo, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Novara, Padova, Pavia, Perugia, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rovigo, Teramo, Tre viso, Vicenza, Varese e Venezia.
È questo un ulteriore step nell’indagine iniziata nel gennaio scorso e che ha visto inizialmente impegnati i militari delle stazioni di Colognola ai Colli, Tregnago e Illasi che hanno visionato migliaia di documenti. In ballo ci sono milioni di euro perchè la ditta che installava le apparecchiature aveva appalti in tutta Italia.
Durante questi ultimi accertamenti sono stati notificati ordini di esibizione e consegna, ma per ora non ci sarebbero nuovi indagati nè sono stati notificati altri avvisi di garanzia. Si trattava di verificare se i Comuni e i comandi di polizia municipale fossero in possesso del cartaceo relativo alle multe inviate, ma da quanto è emerso non ne esisteva nemmeno traccia. L’ipotesi di reato è quella di falso in atto pubblico e solo a Perugia sono stati sequestrati oltre 36mila verbali di automobilisti contravvenzionati.
La mole di lavoro, soprattutto burocratico e cartaceo per i carabinieri è infinita. Gli atti verranno poi probabilmente inviati alle procure di competenza per ulteriori accertamenti, ma già è emerso che la procedura di verbalizzazione non avveniva in maniera regolare.
Questo è un ulteriore passo dell’inchiesta, avviata nel gennaio scorso, che ha portato alla denuncia di sei persone, tra cui amministratori e funzionari della ditta Traff ic Tecnology Srl, di Marostica, «Citiesse» di Verlasco (Como), e «Maggioli» di Sant’Arcangelo di Romagna. L’operazione di verifica, come detto, non ha portato all’emissione di alcun avviso di garanzia. L’inchiesta era partita da un esposto presentato dal consigliere provinciale di Fi Mario Zampedri che aveva denunciato una possibile relazione tra la crescita esponenziale delle multe agli automobilisti e l’eccessiva velocità con cui i semafori da gialli diventavano rossi, senza la possibilità per i conducenti di potersi fermare o attraversare l’incrocio in tempo utile.A.V.




L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Martedì 10 Giugno 2008 cronaca Pagina 14

MULTE SELVAGGE. Accertamenti della procura

Semafori T-red
indagine in altri
cento Comuni

L’inchiesta sui semafori t-red e vista red truccati ad hoc per raccogliere più multe possibili si sta allargando a macchia d’olio e ora coinvolge poco meno di cento Comuni nel nostro paese. L’inchiesta dei carabinieri di Verona e San Bonifacio, coordinati dal pm Valeria Ardito, sta assumendo proporzioni sempre più vaste dopo la scoperta di alcune, presunte irregolarità proprio nel Veronese tra i comuni di Illasi, Colognola e Lavagno.
Acquisizioni degli atti e sequestri degli impianti risalgono al 24 gennaio (a Colognola e Illasi) e al 7 marzo (a Lavagno). Contemporaneamente sono emersi i nomi degli indagati: si tratta del sindaco di Illasi, Giuseppe Trabucchi, i comandanti della polizia locale unione Verona est Grazia no Lovato e il collega di Lavagno, Andrea Volpe oltre agli amministratori della Citiesse di Rovellasca, vicino a Como, di «Maggioli informatica» di Rimini e di Daniele Scuccato, 43 anni della «Traffic techonology srl» di Marostica.
Ieri i carabinieri di cento diversi Comuni (tra i quali quelli di Guarda veneta e Badia Polesine vicino a Rovigo) si sono recati in altrettanti m unicipi dove hanno acquisito documenti che poi approderanno nella cancelleria del pm Valeria Ardito. Si tratta di tutti gli atti relativi ai rapporti tra le amministrazioni e le aziende, fornitrici o appaltatrici dei sistemi semaforici.
In pratica, gli investigatori vogliono vederci chiaro sui rapporti tra alcune ditte il cui nome, peraltro, è già emerso durante le indagini e i Comuni «perquisiti».
In tutti questi casi, si indaga sull’ipotesi di truffa. In pratica, a parere di carabinieri e procura, ci sarebbe stato un accordo tra ditta e amministrazione per far scattare la multa senza rispettare i tempi previsti tra il giallo e il rosso. Gli impianti delle ditte sarebbero stati programmati in un tempo inferiore per infliggere più multe possibili agli automobilisti. Nel caso di Lavagno, per esempio, i sospetti sono ancora più pesanti. Gli investigatori stanno accertando se un terzo della multa inflitta che si aggira sui 130 euro, è anda ta a riempire le casse della società di Marostica. Ora questi sospetti si sono estesi a quel centinaio di Comuni per i quali il pm Valeria Ardito ha disposto ieri questa raffica di accertamenti. In procura, non si esclude, infine, che gli atti raccolti ieri finiranno poi nelle procure di competenza.GP.CH.


venerdì 7 marzo 2008

 

Sviluppi nell’inchiesta sulle multe con i Video-red che filmano chi passa con il rosso: troppo brevi i tempi del giallo

Semafori, altri due avvisi per truffa

Sequestrati due impianti nel Veronese, nei guai il capo dei vigili e il titolare dell’azienda

 

Verona

NOSTRO SERVIZIO

In "manette" altri due semafori a Verona per la vicenda delle multe contestate. Dopo i "T-Red", gli impianti che scattano le foto a chi passa col rosso, finiscono sotto accusa anche i "Video-red", più sofisticati, che filmano l'infrazione. Ma entrambi, secondo la Procura di Verona, che ha ipotizza i reati di truffa e falso in concorso, sarebbero illegali perché i tempi di durata del giallo non permetterebbero all'automobilista di affrontare il semaforo in sicurezza.

Ieri mattina i carabinieri hanno sequestrato due semafori a Vago di Lavagno, all'ingresso della Val d'Illasi, dove invece un mese fa, il 24 gennaio, furono posti sotto sequestro tre "T-red". Due avvisi di garanzia sono stati consegnati al comandante della polizia locale di Lavagno e all'amministratore della Traffic Tecnology di Marostica, il bassanese Daniele Scuccato. L'indagine è un filone di quella che aveva portato un mese fa la Procura scaligera ad emettere 4 avvisi di garanzia nei confronti del sindaco di Illasi, Giuseppe Trabucchi, del comandante della Polizia dell'Unione Comuni Verona Est, Graziano Lovato, del titolare della Ci.Ti. Esse (l'azienda che aveva installato quei sistemi semaforici), Raul Cairoli, e di quello della "Maggioli Informatica" (ditta che aveva l'appalto per verbalizzare le contravvenzioni). Stessa cosa ieri, con indagati il comandante dei vigili e l'amministratore della ditta che gestiva sia gli impianti che la verbalizzazione. Sequestrati dai carabinieri filmati e verbali per un centinaio di multe.

Tutta la vicenda giudiziaria dei semafori nel Veronese parte da un esposto presentato ai carabinieri di Tregnago il 30 novembre scorso dal consigliere provinciale Mario Zampedri, pure lui multato, secondo il quale i semafori sarebbe stati utilizzati "in modo anomalo" e "in palese violazione di legge e senza tener conto di vari ricorsi anche per una serie di tamponamenti causati da tali semafori". Da qui l'indagine della Procura veronese che sospetta una truffa relativa alla durata del giallo che sarebbe volutamente troppo breve in modo da sanzionare più automobilisti "fotografati" o "ripresi" a passare col rosso. In base ai rilievi, il giallo dei due semafori di Vago di Lavagno aveva una durata inferiore ai 4 secondi, il limite stabilito dal ministero dei Trasporti. Tre secondi sarebbe la durata minima del giallo, ma in tratti di strada dove il limite è 50 all'ora (che passa a 4 secondi per i 60 Km/h e 5 per i 70). Solo che la stessa nota del ministero afferma che questi limiti minimi non valgono per le strade principali (provinciali e regionali come sono quelle di Vago e della Val d'Illasi) dove la "durata minima dei tempi di giallo è di 4 secondi anche per la velocità di 50 Km all'ora".

Tra le accuse sollevate dal pm Valeria Ardito, che ha coordinato tutta l'indagine, vi è anche quella di falso nella verbalizzazione. Verbalizzazione che per legge può essere fatta solo da un pubblico ufficiale, e non quindi da un'azienda privata. Ma non solo, il magistrato avrebbe messo nel mirino l'accordo che sta alla base dell'appalto vinto dalle ditte che gestiscono i semafori. Accordo che prevederebbe un compenso pari anche al 30\% della contravvenzione emessa. Sanzione che vale 140 euro, e la decurtazione di 6 punti della patente.Intanto, i multati non si fermano all'indagine della Procura veronese. Per domani, venerdì alle 20,30 al ristorante "Michelin" di Tregnago, è indetto l'incontro "Multate e multati ai semafori, facciamo sentire la nostra voce!" dove saranno presenti Davide Cecchinato, dirigente dell'associazione consumatori "Adiconsum", Lorenzo Della Rosa, legale "Adiconsum", Giorgio Marcon, esperto in materia di impianti semaforici, ed esponenti dei comitati "Multevago" di Lavagno e Multevilla di Altavilla Vicentina. L'iniziativa, organizzata sempre da Zampedri, vedrà la distribuzione dei moduli per chiedere in autotutela la restituzione delle somme pagate e dei punti sulla patente. "Ora ci muoveremo con richieste individuali. Se non accadrà nulla, a giugno - conclude Zampedri - garantiti dalla nuova legge che lo permetterà, proporremo una "Class Action", un'azione collettiva per far giustizia e risarcire gli automobilisti ingiustamente colpiti".

Massimo Rossignati

La Traffic Tecnology: «Nessuna irregolarità, forniamo solo i sistemi»

 

BASSANO - L'azienda finita nel mirino dei magistrati veronesi è la Traffic Tecnology srl, con sede a Marostica (Vicenza) in via Gianni Cecchin. Si tratta di un'azienda giovane, avviata nel 2006, con capitale sociale di 50 mila euro, che fa capo al gruppo Scuccato, attivo in una vasta serie di attività imprenditoriali. Presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato è Daniele Scuccato che conferma di aver ricevuto l'avviso di garanzia e precisa: «Mi auguro che tutto si chiarisca perchè noi ci limitiamo a fornire la telecamera, del tutto simile a quelle per la videosorveglianza - spiega l'imprenditore, che risiede a Bassano - A parte il fatto che a Lavagno i secondi di durata per il giallo sono cinque, non siamo noi che decidiamo i tempi. Forniamo solo alle amministrazioni le video-registrazioni. Poi la gestione della centrale semaforica e la visione delle immagini, con la conseguente decisione sull'esistenza o meno dell'infrazione, sono totalmente a carico del Comando di polizia locale. Inoltre non siamo noi la società che effettua le verbalizzazioni delle multe» conclude Scuccato.

C. S.

fonte : IL GAZZETTINO.IT

 


venerdì 7 marzo 2008

 

LAVAGNO. I sei impianti attivi da dicembre 2006 hanno fatto scattare più di settemila sanzioni. La Procura ha messo sotto inchiesta pure l’amministratore della ditta
Telecamere ai semafori Sequestri anche a Vago
I carabinieri rimuovono la strumentazione che serve per multare chi viola il codice Indagato il comandante dei vigili urbani

Giuseppe Corrà
Bufera giudiziaria anche sulle telecamere ai semafori a Vago di Lavagno, sulla strada regionale 11. Su ordine del sostituto procuratore della Repubblica Valeria Ardito, i carabinieri ieri hanno sequestrato le strumentazioni delle sei apparecchiature che, da dicembre 2006, hanno erogato più di 7 mila multe ad altrettanti automobilisti accusati di aver oltrepassato la linea di stop del semaforo quando c’era il rosso.
Infrazioni incontestabile, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate più volte da Andrea Volpe, comandante della polizia locale di Lavagno, prima dell’unione con San Martino, e anche dell’assessore Massimo Moro, che hanno sempre sostenuto la regolarità delle telecamere azionate col rosso da un sensore sulla carreggiata in prossimità della linea di stop.
Però la Procura della Repubblica non sembra essere dello stesso avviso. E, sotto inchiesta, sono finiti proprio il comandante Volpe e l’amministratore delegato della ditta «Traffic Tecnology srl» di Marostica (Vicenza), Daniele Scuccato, 43 anni, residente a Bassano del Grappa ai quali ieri è stato consegnato l’avviso di garanzia. I due sono accusati di truffa oltre che di falso.
All’attenzione degli inquirenti, ora non c’è più il sistema, chiamato T-red ma il Vista-red. In pratica, questo programma della ditta di Marostica non ha fotografato ma filmato le auto transitate con il rosso nei due incroci di Lavagno.
La procura ipotizza la truffa perchè la durata del giallo sarebbe stata ben al di sotto dei quattro, cinque secondi utili a fermarsi o ad accelerare. «I filmati dei veicoli», ha spiegato ieri il capitano di San Bonifacio, Salvatore Gueli, «iniziavano solo dopo che era scattato il rosso e non sappiamo, quindi, che lasso di tempo ci fosse tra il verde e il rosso». Un modo come un altro per «agevolare» la trasgressione degli automobilisti e incassare più multe.
Il reato di falso, invece, si riferisce alla redazione dei verbali che poi venivano notificati agli automobilisti dalla Trafic tecnology di Marostica. A parere dell’accusa, i vigili urbani di Lavagno compilavano solo delle schede che poi inviavano alla società di Marostica. Toccava poi ai dipendenti dell’azienda scrivere materialmente i verbali e inviarli ai trasgressori. In tal modo, sostiene ancora l’accusa, si sarebbe violata la legge perchè spetta solo ai vigili svolgere quel lavoro.
Ma ci sono anche altre indagini al vaglio degli investigatori. Prima di tutto si sta accertando se un terzo delle multe, che ammontavano di norma a 130 euro, veniva poi incassato dalla società di Marostica. Ma, soprattutto, i carabinieri hanno acquisito tutti i documenti relativi all’affidamento del servizio di controllo ai semafori all’impresa. La procura vuole verificare se l’appalto all’azienda vicentina sia regolare. La magistratura si è mossa dopo le segnalazioni dei cittadini, che si ritenevano vessati dal Comune «al solo scopo di far cassa», e delle prese di posizione del comitato Multe Vago, sorto per ottenere un’applicazione più corretta del Codice della strada, che ha stretto un patto di collaborazione con i comitati di Treviso e Vicenza. Così, mentre alcune pattuglie di carabinieri hanno proceduto alla rimozione delle strumentazioni, altri militari sono andati al comando della polizia locale e in municipio per acquisire tutti gli incartamenti utili all’indagine. «Ben venga anche questo controllo», commenta Massimo Moro, assessore alla polizia locale e al commercio, «perché potrà fugare ogni residua perplessità sulla correttezza del nostro operato. Le telecamere non sono del tipo T-red, non controllano la velocità e vengono attivate dai sensori posti sulla carreggiata solo quando la luce del semaforo è rossa. Perciò, nulla di irregolare o contro la legge nel nostro operato e nella comunicazione dei verbali». L’amministrazione crede nel corretto operato del comandante Volpe. «Comunque», aggiunge Moro, «è giusto che la Procura faccia i propri accertamenti. Ma finora non ho sentito nessun comitato dire che non si può e non si deve passare con il semaforo rosso>>.

fonte: L'ARENA IL GIORNALE DI VERONA

 


In questo link potete ascoltare e vedere i servizi dei tg MEDIASET:

http://news.centrodiascolto.it/view/231855

 

 

venerdì 25 gennaio 2008

fonte : L'ARENA IL GIORNALE DI VERONA

 


L’INDAGINE. Il capitano Salvatore Gueli ha illustrato l’operazione
Firme false nei verbali

I carabinieri: «Sanzioni stampate su ciclostilati e firmate da un falso vigile Ditte a percentuale» 

Una situazione fortemente irregolare, nella quale due aziende private effettuavano fino a 200 verbali di contravvenzione in un minuto, attraverso un’impostazione artatamente contraffatta dei parametri di rilevamento della velocità e tramite la stampa «seriale» di multe su dei ciclostilati, che recavano addirittura la firma falsa di un vigile.
Questo il quadro delineato ieri pomeriggio dal comandante della stazione dei carabinieri di San Bonifacio, il capitano Salvatore Gueli.
«La Procura ha disposto il sequestro delle apparecchiature site a Cellore, San Zeno di Colognola, Donzellino di Illasi e Stra’», ha spiegato il comandante.
«Viene ravvisato il reato di falso materiale nelle verbalizzazioni effettuate dalle ditte private demandate alla stampa e alla notifica delle contravvenzioni. Le multe venivano stampate su dei ciclostilati, invece la procedura prevede che debba essere un vigile a stilare il verbale, in originale. Questo non avveniva».
Il capitano Gueli evidenzia che, oltre al reato di concorso in falso, esisteva «un problema di durata del giallo nei due semafori strutturati per indurre il guidatore a rallentare: lo spazio temporale era così breve che non dava al conducente alcun modo di regolarsi, generando così un’enorme quantità di mute: fino a 200 verbali in un minuto».
Quattro gli indagati per falso materiale: il sindaco di Illasi Giuseppe Trabucchi; il comandante della polizia locale dell’Unione di Comuni di Verona Est Graziano Lovato; e i rappresentanti di due ditte private, la Cts di Rovellasca (Como) che si occupa della gestione dei T-red; e la la ditta Maggioli, incaricata della stampa dei verbali di infrazione.
«La vicenda riguarda almeno un centinaio di Comuni italiani», ha affermato il capitano Gueli, rispondendo così indirettamente alle affermazioni di Trabucchi secondo cui nell’Est Veronese sono stati installati dei semafori diffusi e utilizzati in tante altre realtà d’Italia.
Non conforme, ha affermato il comandante, sarebbe anche il fatto che le ditte incaricate percepiscono una percentuale fissa sulle contravvenzioni (si parla di 29,10 euro su 153 di multa).
«Già questo aspetto presenta profili di irregolarità: secondo le normative vigenti, la ditta titolare dell’appalto dev’essere pagata a forfait e non percentuale», ha proseguito il capitano Gueli.
Invece, le aziende cui era stato «esternalizzato» il servizio facevano tutto in proprio, senza controlli.
Ecco come funziona il meccanismo: «La Cts fornisce l’apparecchio e ha l’appalto su tutto, prende i dati, prepara il cd rom e lo dà all’altra ditta, che stampa le multe e le notifica. I prestampati però recano la firma di un vigile che non esiste».
Si è arrivati così a 7.000 sanzioni in due mesi.
Ora magistratura e carabinieri indagheranno per verificare se, oltre al reato di falso materiale, siano ipotizzabili altre fattispecie, come la truffa.
F.P.


 Indagine originata da denunce di cittadini

«Non posso dire molto in questo momento sull’indagine, se non che è stata originata da una serie di denunce e segnalazioni da parte dei cittadini», esordisce il sostituto procuratore Valeria Ardito, titolare dell’inchiesta sui semafori intelligenti. «I carabinieri hanno effettuato accertamenti e si è arrivati al sequestro delle apparecchiature installate, un atto dovuto che permetterà di verificare la loro rispondenza a quanto previsto dalla norma».
Di più, ieri mattina, il magistrato non ha aggiunto: «I carabinieri illustreranno l’operazione e i particolari che fino a questo momento possono essere comunicati», ha concluso.
Un sequestro di apparecchiature, cioè le telecamere, al quale si è aggiunta l’iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone. Entrambi atti dovuti, secondo la Procura, per fare chiarezza.


Finalmente qualcuno ci ha ascoltati

 

Anche il comitato «Multe Vago» plaude all’iniziativa del vicepresidente del Consiglio provinciale Mario Zampedri e al risultato ottenuto con l’esposto alla magistratura.
«Pur sapendo che le telecamere installate ai semafori di Vago non sono uguali a quelle di Illasi», commenta Giovanni Ballan portavoce del comitato, «quanto sta avvenendo a Illasi ci conferma sulla bontà della nostra scelta di contestare civilmente le multe documentate dalle telecamere ai semafori. Le riteniamo una vessazione nei confronti dei cittadini e non giustificate da una vera preoccupazione di garantire la loro incolumità sulla strada, come ha sempre sostenuto l’amministrazione di Lavagno».
Due per Ballan gli aspetti positivi della vicenda di Illasi: primo, si dimostra che anche qualcuno tra i politici prende sul serio le proteste dei cittadini e si mette concretamente dalla loro parte con esposti che fanno intervenire la magistratura. Secondo, «Se qualcuno ha sbagliato pensando di garantire alle casse comunali delle entrate a buon mercato ma, forse, non giustificate e non ammesse dal Codice della strada, è giusto che paghi».
«Noi ribadiamo», conclude Ballan, «che la materia di semafori con telecamere va studiata molto più e va inserita nel Codice della strada e non lasciata a iniziative estemporanee dei Comuni, perché i cittadini non sono limoni da spremere».
G.C.

 

Da "L'Arena" del 16/09/2007:
Ci sarebbero gravi irregolarità nel bando di gara e nel capitolato tecnico per l’affidamento alla posa e utilizzo degli impianti automatici di controllo semaforico dell’Unione dei Comuni Verona Est (Caldiero, Colognola, Illasi e Mezzane di Sotto). A farsi dare bando e capitolato e a passarli sotto la lente ci ha pensato il vicepresidente del consiglio provinciale Mario Zampedri, alfiere della battaglia contro i semafori intelligenti, «non per uno scriteriato annullamento di qualsiasi regola, ma per far sicurezza sulla strada e poi giustizia fra gli utenti ingiustamente sanzionati», premette.

Ha consegnato al prefetto Italia Fortunati le settemila firme raccolte in poche settimane contro i semafori di Cellore, San Zeno di Colognola e Strà di Caldiero, installati a suo dire non per salvare vite ma «come trappole per portare soldi nella casse dell’Unione».
Ma illegalmente, secondo Zampedri, «perché il bando di gara prevede il comodato d’uso delle apparecchiature, con pagamento alla ditta di un corrispettivo per ogni infrazione validamente documentata: 29,10 euro su 143 euro che entrano nelle casse comunali».
Ma ci sarebbe di più. Il capitolato allegato al bando prevede che la ditta aggiudicataria, dalla data di inizio funzionamento, fornisca la documentazione fotografica delle infrazioni rilevate e un file compatibile con il sistema di gestione delle violazioni denominato «Concilia», prodotto dalla Maggioli Informatica con sede a Rimini, contenente i dati delle violazioni, in modo che scaricando tale file dal programma, quest’ultimo generi automaticamente i verbali da stampare.
«In pratica le multe arrivano ai presunti contravventori da questa ditta di Rimini», attacca Zampedri, «con la firma fotocopiata del responsabile della polizia locale. Questo è molto grave», aggiunge.
«Sono convinto che se il giudice accerterà la validità dei ricorsi ci sarà un grave danno patrimoniale per i Comuni dell’Unione, perché la percentuale destinata alla ditta dovrà essere versata in quanto il lavoro di accertamento è stato fatto, ma i Comuni dovranno rimborsare i cittadini per intero, senza decurtare quanto versato alla ditta».
È una situazione intricata, da cui non sarà facile uscire senza qualche colpo basso. Per Zampedri a posto non c’è nulla, a partire dai segnali indicatori dei semafori intelligenti, che in un primo momento (poi precipitosamente sostituiti) invitavano gli automobilisti a tenere la velocità minima di 50 chilometri orari in centro abitato se volevano trovare la luce verde; dai tempi del giallo, allungati e accorciati secondo le esigenze; dal numero di incidenti (25 in un anno) all’incrocio fra la provinciale 10 e via Bon a Cellore, dove prima dell’installazione del semaforo non se ne registravano affatto.
Ripeto che mi sono messo a disposizione anche con un indirizzo di posta elettronica (semaforivaldillasi@yahoo.it) e un numero di telefono e fax (045-7808680) non per difendere i pirati della strada, ma per aiutare quanti sono sanzionati ingiustamente e indirizzarli sulla possibilità di ricorso», conclude Zampedri, che ha già contatti con due associazioni di consumatori per valutare la possibilità di ottenere il rimborso delle contravvenzione anche senza ricorso


Vittorio Zambaldo
Sono finiti sotto sequestro i T-Red dell’Unione dei comuni Verona Est per rilevare con lo scatto fotografico i mezzi che attraversano gli incroci con il semaforo rosso. Erano installati a Strà di Colognola sulla strada regionale 11, all’incrocio con la provinciale 10, a Illasi in via Fabio Filzi, all’incrocio con via Bon nella frazione Cellore, nonché in località Donzellino. Il provvedimento è stato disposto dal pubblico ministero Valeria Ardito ed eseguito dai carabinieri della Compagnia di San Bonifacio che hanno provveduto anche a prelevare il computer del comando di polizia locale dell’Unione dei comuni, nonché ad acquisire materiale cartaceo e su supporto informatico utile all’indagine nelle sedi comunali di Illasi e Caldiero.
Quattro gli avvisi di garanzia consegnati, di cui uno al sindaco di Illasi Giuseppe Trabucchi. Il reato contestato è di falso per irregolarità nel rilevamento al codice della strada, ma sono al vaglio altre ipotesi di reato che emergeranno sulla base delle indagini che verranno svolte dai periti sul materiale sequestrato e acquisito.
Due i punti che il provvedimento del magistrato mette a fuoco: i tempi con i quali viene regolata la durata della luce gialla e il sistema di verbalizzazione delle multe ai contravventori.
Tutto è partito da un esposto alla Procura della Repubblica del vicepresidente del consiglio provinciale Mario Zampedri, che da un anno porta avanti questa battaglia: ha raccolto in poche settimane settemila firme di cittadini; ha scritto al Prefetto Italia Fortunati perché intervenga e chiarisca se sono legittime le installazioni semaforiche di questo tipo; ha fatto discutere in commissione provinciale più volte il problema fino alla stesura di una mozione che sarà presentata nei prossimi giorni in consiglio provinciale.
L’esposto in Procura, è quello che finora ha ottenuto il miglior risultato, con il blocco delle apparecchiature e l’avvio delle indagini. «Erano otto pagine nelle quali ho scritto quello che secondo me non quadrava in tutta la faccenda dei semafori della Val d’Illasi», precisa Zampedri, «cioè la durata della luce gialla, troppo breve per non far venire il sospetto che fosse per far cassa più che per far sicurezza sulla strada; la doppia funzione di alcuni semafori, dove il giallo si attiva con la velocità e contemporaneamente viene scattata la foto a chi attraversa con il rosso; infine il contratto stesso con la ditta che gestisce il funzionamento degli impianti e che percepisce un fisso di 29,10 euro a contravvenzione e si configura di fatto come una percentuale sui 153,60 euro, oltre alla decurtazione di 6 punti sulla patente, inflitti a ogni contravventore», spiega Zampedri.
Sono state 7.257 le infrazioni rilevate dai T-Red di Colognola e Illasi in 11 mesi, da ottobre 2006 a settembre 2007, di cui più della metà (4.071) solo nei primi tre mesi di installazione dell’apparecchiatura.
È soddisfatto Zampedri per il risultato e ha il telefono reso bollente da decine di amici e “tartassati” che si congratulano: «Sono contento, ma è ancora una mezza vittoria», risponde, «perché la vittoria piena ci sarà solo quando sarò riuscito a far restituire soldi e punti anche a coloro che hanno subito le multe senza far ricorso».
Mette a disposizione la sua e-mail (semaforivaldillasi@yahoo.it) per spedire il modulo con il quale richiedere in autotutela all’Unione dei comuni Verona Est la restituzione dei soldi e dei punti patente.
Della vicenda dà una sua lettura: «La gente è stufa di essere presa in giro: ricevo decine di mail al giorno in appoggio alla mia iniziativa, spiego a tutti e mi adopero personalmente e gratuitamente per avviare le pratiche di ricorso. Dovranno spiegare al magistrato, visto che non vogliono dirlo ai cittadini, perché le multe sono drasticamente crollate da 781,67 a 49,11 al mese, ad esempio al semaforo di Strà, quando i tempi del giallo sono stati allungati da 4 a 6 secondi.
Chi fa l’amministratore o è pubblico ufficiale deve rispettare le regole per primo, se vuole essere di esempio ai cittadini», conclude Zampedri, «e comunque resto dell’idea che a chi passa volontariamente col rosso debba essere ritirata la patente, ma anche chi mette deliberatamente delle trappole per costringere a passare con il rosso debba essere sanzionato».
Il sindaco Giuseppe Trabucchi non sembra preoccupato del blitz dei carabinieri che hanno smontato i T-Red, né dell’avviso di garanzia.
«Non entro nel merito della contestazione per quanto riguarda le verbalizzazioni delle infrazioni perché è un problema della polizia locale», esordisce il sindaco, «ma sulla durata del giallo sono più che tranquillo. Ho personalmente dato disposizione che non sia inferiore ai 4 secondi», assicura, mostrando la lettera di conferma che quello è il tempo impostato sull’apparecchiatura elettronica.
Del resto la stessa lettera del ministero dei Trasporti alla Prefettura dello scorso ottobre conferma che uno studio del Cnr fissa in 3, 4 e 5 secondi i tempi per velocità dei veicoli in arrivo a 50, 60 e 70 km/h, e consiglia tempi minimi di 4 e 5 secondi per strade urbane ed extraurbane.
«Sull’incrocio di via Bon avevamo provato con il comandante della polizia locale ad adottare tempi più lunghi, ma si era subito evidenziato che questo costituiva un incentivo per gli automobilisti ad accelerare per riuscire a passare con il giallo, rendendo l’incrocio ancor più pericoloso. Si contesta che con l’installazione dei semafori sono cresciuti gli incidenti, ma non si dice che sono tamponamenti di poco conto invece che incidenti mortali come quando il semaforo non c’era, né che i tamponamenti sono effetto dell’eccessiva velocità e del mancato rispetto della distanza di sicurezza», puntualizza Trabucchi.
Non preoccupato per i lucchetti ai semafori intelligenti, ma sorpreso che il provvedimento sia arrivato dal magistrato questo sì. «In effetti mi aspettavo che fosse la Prefettura, più volte sollecitata, a dire se l’apparecchiatura fosse fuori norma e se dovesse essere spenta. Del resto la Prefettura aveva fatto svolgere la scorsa primavera un’indagine alla polizia stradale sui nostri semafori, ma a noi non è mai arrivata nessuna osservazione né particolari appunti di irregolarità sul funzionamento dei T-Red», ribadisce il sindaco.
Due settimane fa è stata la stessa amministrazione di Illasi a scrivere al ministero dei Trasporti, Direzione generale per la motorizzazione, per un parere di merito sulla legittimità delle apparecchiature installate. «Non è ancora arrivata risposta, ma da colloqui telefonici mi era stato garantito che eravamo nella norma», precisa, Trabucchi, ribadendo che «i nostri semafori non sanzionano l’eccesso di velocità, ma usano la velocità dei veicoli in avvicinamento per accendere il giallo che prelude alla luce rossa. Dire che questo non è previsto dal codice della strada non significa dire che sia illecito o vietato», aggiunge. Mostra anche la documentazione prodotta dalla ditta Sicontraf, che ha realizzato gli impianti semaforici dove garantisce che sono secondo le norme stabilite dal ministero.
«Sulla scorta di tutto questo sono convinto che il provvedimento del magistrato servirà solo a chiarire la nostra correttezza in materia», conclude, citando un brano della lettera scritta al Prefetto: «Andrebbe dichiarata la difesa di ogni misura tesa ad assicurare l’incolumità dei cittadini, ricordando a tutti che in tema di sicurezza e salute la politica non può fare speculazioni».
Intanto i T-Red restano accecati, ma potrebbero tornare in funzione i semafori come semplici regolatori di incroci.


sabato 26 gennaio 2008

fonte : L'ARENA IL GIORNALE DI VERONA

 

LE REAZIONI AL SEQUESTRO. L’accusa dell’opposizione: «Non si è voluto verificare il sistema»
Le minoranze di Illasi «Trabucchi si dimetta»

Battocchio: «In paese si è fatta repressione anziché prevenzione, si deve cambiare»
I nostri impianti non sono anche limitatori di velocità
ALBERTO MARTELLETTO
SINDACO DI COLOGNOLA

 

Quattro avvisi di garanzia sono partiti dalla Procura della Repubblica legati alla questione dei semafori con T-Red installati a Illasi e Colognola e altre ipotesi di reato potrebbero uscire nel corso delle indagini. Più di qualcuno si è chiesto perché sia stato preso di mira un sindaco sì e l’altro no, o perché il comandante della polizia locale e non il presidente dell’Unione dei comuni.
È gentile ma risoluta Valeria Ardito, il pubblico ministero che ha avviato l’indagine: «L’istruttoria è in corso, non faccio nomi di indagati e non posso dire nulla», precisa.
«Perché sia arrivato un avviso di garanzia al sindaco Giuseppe Trabucchi e non a me», esordisce Alberto Martelletto, sindaco di Colognola, «me lo sono chiesto anch’io, ma mi sono dato anche una spiegazione. Quando si è trattato di posizionare a Illasi i semafori con la doppia funzione di limitatori di velocità e rilevatori di infrazioni, la Provincia aveva autorizzato a patto che le attrezzature fossero omologate e conformi alle direttive del ministero. Altrimenti chi decideva per l’installazione si doveva anche assumere la responsabilità. Credo che questo abbia fatto Trabucchi. Gli impianti di Colognola sono diversi, perché non sono limitatori di velocità e non hanno quindi la doppia rilevazione», precisa.
«Credo comunque che un sindaco punti alla sicurezza dei cittadini e non sia responsabile se una ditta a sua insaputa non opera secondo la legge. Lasciamo comunque il tempo all’autorità giudiziaria di svolgere tutte le indagini per stabilire le responsabilità», conclude.
Sul fatto intervengono anche i consiglieri del gruppo misto dell’Unione di comuni Verona Est, si tratta di Bruno Burro, Maria Dal Dosso, Alessandro Verzini e Giorgio Verzini, affermano: «Siamo intervenuti più volte con interpellanze e comunicazioni con l’intento di verificare la finalità di queste apparecchiature».
«Infatti, se da un lato è giusto chiedere ai cittadini l’assunzione di responsabilità, è altrettanto giusto, anzi doveroso, avere la certezza che chi amministra valuti l’esito delle scelte che ricadono sui cittadini e soprattutto si faccia garante del rispetto del principio di legalità», concludono i quattro esponenti del gruppo misto.
«I tuoi cittadini ti domandano, ti pregano per mesi di verificare il buon funzionamento degli impianti semaforici», commenta rivolto al sindaco Trabucchi Giuseppe Vezzari, capogruppo di minoranza a Illasi nella lista “Incontro Gente per la gente”, «e l’unica cosa che sai dire è: “Io sono tranquillo”. Ciò che è politicamente rilevante è l’ennesima prova di disinteresse per le lamentele dei contribuenti ritenuti non meritevoli neppure di essere ascoltati».
«Sì alla sicurezza, sì ai semafori ma non gestiti in questa maniera», ribadisce Giovanni Battocchio a nome del gruppo di minoranza “Il paese”, «perché non si è fatta prevenzione ma repressione».
«Abbiamo un sindaco sotto accusa con 11 capi di imputazione», aggiunge il consiglierBattocchio, ricordando il prossimo processo dove Giuseppe Trabucchi è imputato di concussione, abuso d’ufficio e abuso edilizio per altre vicende, «e quello che sta succedendo in queste ore è decisamente un motivo in più per chiedergli di rimettere il suo mandato».
V.Z.

 


SEMAFORI INTELLIGENTI. Presentato in commissione trasporti un documento da far votare a tutti i Consigli provinciali del Veneto per eliminare gli impianti
Mozione per cancellare i T-Red

Molte ditte si presentano nei municipi e propongono l’installazione di apparecchi che poi vogliono gestire
Le aziende decidono dove mettere i semafori e non è mai in centro
COSTANTINO TURRINI
CONSIGLIERE DI BOVOLONE
La durata del giallo dev’essere di almeno sette secondi
MARIO ZAMPEDRI
CONSIGLIERE PROVINCIALE

 

Vittorio Zambaldo
La tentazione di far cassa con le multe ai semafori è forte e le ditte produttrici o che gestiscono l’apparecchiatura T-Red, o i suoi similari, lo sanno bene. Tanto che non mancano di tentare gli amministratori: «Si sono presentate in municipio due diverse ditte a proporci il T-Red», denuncia l’assessore di Bovolone, Costantino Turrini, durante l’ottava commissione consiliare della Provincia (Trasporti), presieduta da Luigi Tosoni. Si sta discutendo la mozione urgente del vicepresidente del consiglio provinciale Mario Zampedri sulle iniziative da intraprendere per far fronte al crescente uso improprio di attrezzature tipo T-Red per il rilevamento fotografico delle infrazioni ai semafori.
«Propongono l’installazione gratuita in cambio del pagamento di 38 euro a infrazione rilevata, mentre resterebbero nelle casse comunali gli altri 115 euro dei 153 totali che i contravventori sono tenuti a versare. Però lo strano è che i T-Red vogliono installarli dove dicono loro, cioè non in centro o vicino alle scuole, dove c’è bisogno di maggior sicurezza, ma sulla circonvallazione oppure su strade a scorrimento veloce, perché così sono certi di far cassa», denuncia Turrini.
E prosegue: «Ho rifiutato l’offerta in entrambe le occasioni, perché non è giusto trattare i cittadini in questa maniera e anche i comuni devono imparare a far prevenzione con i mezzi previsti dalla legge, in modo serio».
È proprio per far fronte all’uso improprio di queste attrezzature che Zampedri si è fatto promotore di una mozione urgente al consiglio provinciale, sulla quale chiederà l’adesione unanime nel corso della seduta del prossimo 6 febbraio. La mozione chiede di impegnare il presidente della Provincia ad attivarsi presso il ministero dei Trasporti al fine di ottenere l’inserimento di precise norme nel codice della strada che prevedano il divieto di appaltare e gestire autovelox e T-Red con contratti d’appalto a percentuale oppure con somma fissa per ogni infrazione rilevata; l’obbligo della contestazione immediata, perché le rilevazioni fotografiche dovrebbero essere un ausilio per gli organi di polizia, non uno strumento che ne sostituisce la presenza; l’obbligo di trasferire le somme introitate con attrezzature tipo autovelox o T-Red agli enti proprietari delle strade, anche se le apparecchiature sono poste nei centri abitati; l’obbligo di ottenere autorizzazione preventiva per l’installazione di queste attrezzature dagli enti proprietari delle strade e infine il divieto di utilizzare attrezzature per la rilevazione fotografica delle infrazioni ai semafori, se la durata della luce gialla è inferiore a sette secondi. La mozione chiede in conclusione che il presidente della Provincia, Elio Mosele, si impegni con il ministero per un provvedimento legislativo che preveda la restituzione delle somme introitate dagli enti pubblici, nonché dei punti detratti dalla patente per le infrazioni rilevate ai semafori dotati di apparecchiatura fotografica, quando gli stessi siano anche dotati di sensore di velocità e inoltre nei casi in cui la ditta che fornisce il servizio o lo gestisce sia retribuita a percentuale oppure a importo fisso per ogni infrazione rilevata; quando ancora gli accertamenti non siano avvenuti attraverso la gestione diretta delle attrezzature da parte degli organi di polizia e in assenza di contestazione immediata dell’infrazione. L’intenzione di Zampedri è di proporre poi la stessa mozione anche agli altri consigli provinciali attraverso il presidente Mosele, «per togliere dalle mani dei sindaci il vezzo di far da sé, finendo poi per inguaiarsi in diavolerie elettroniche di cui non hanno il pieno controllo», sottolinea.
Dagli altri membri della commissione arriva la proposta di fare un monitoraggio della situazione, per verificare in quali altri comuni della Provincia siano utilizzati i T-Red (a dirlo è stato Ruzzenente); si chiede inoltre di potenziare ulteriromente nelle scuole la formazione sulla sicurezza nella circolazione stradale (Ferrari). Dal presidente della commissione, Luigi Tosoni, è arrivata infine la richiesta di utilizzare di più gli autovelox, presente la pattuglia, in modo da fermare sul momento i trasgressori per arrivare a capire anche le ragioni di un’infrazione, ed esercitare così una più efficace prevenzione.


sabato 26 gennaio "CORRIERE DELLA SERA"

L'inchiesta I pm di Verona spengono 4 impianti. Da Trento a Perugia proteste per il T-Red

«Giallo corto», rivolta anti semafori

DAL NOSTRO INVIATO
ILLASI (Verona) — In un minuto, duecento multe. A leggerlo così, nero su bianco, fa già il suo bell'effetto. Se poi si viene a cercare il semaforo «incriminato », e invece che a un incrocio metropolitano ci si trova sperduti tra le colline veronesi, vigne e ville del Settecento, vita che scorre a ritmo rallentato, il dubbio sorge (quasi) spontaneo.

Benvenuti a Illasi, 5mila abitanti a 20 chilometri dall'Arena. Dopo mesi di ricorsi e automobilisti in rivolta, da Perugia a Settimo Torinese, la frontiera della lotta anti T-Red — i semafori con telecamera che «inchioda » chi passa col rosso — si è spostata in questo piccolo comune dell'hinterland veronese. Giovedì la procura scaligera ha sequestrato 4 semafori (due qui, due nel comune limitrofo di Colognola) ed emesso altrettanti avvisi di garanzia a carico di sindaco, capo dei vigili e rappresentanti delle due ditte responsabili di impianti e notifiche. Le ipotesi di reato: falso e truffa. Quasi diecimila multe da ottobre 2006 a settembre 2007, e il sospetto che dietro a quei verbali emessi a velocità record non ci fosse la mano di un ufficiale in carne ed ossa, bensì il software di un computer. Non solo: «Pare che il lasso di tempo intercorrente tra accensione e spegnimento del giallo non fosse a norma», commenta cauto il procuratore capo di Verona, Guido Papalia. Mario Zampedri, vicepresidente forzista del consiglio provinciale, adotta toni lievemente più drastici: «Non si può tollerare che le amministrazioni mettano su strada delle trappole per fare cassetta ». C'è lui, del resto, dietro una lotta iniziata il 17 maggio con una lettera al prefetto e proseguita con uno scontro col comandante dei vigili «che si era rifiutato di darmi la documentazione completa; allora ho presentato un esposto ai carabinieri ». Era il 30 novembre. L'inchiesta, coordinata dal pm Valeria Ardito, è nata da lì.

A Illasi, nei saloni deserti del Comune, si respira aria di complotto, del resto l'avviso di garanzia è arrivato al sindaco Giuseppe Trabucchi, centrosinistra («Solo speculazioni politiche — dichiara al Corriere del Veneto —, da noi gli incidenti sono notevolmente diminuiti»), e non al suo omologo di Colognola, schieramento opposto. «Ma lì i due semafori sequestrati rispettavano i limiti del "giallo" definiti dal Cnr, 4 secondi per chi va a 50 km/h», taglia corto Salvatore Gueli, comandante dei carabinieri di San Bonifacio. Insomma, per Illasi c'è il rischio dell'«aggravante»: tempi ritoccati per moltiplicare multe e introiti. A vantaggio anche delle ditte, che intascavano circa 20 euro a contravvenzione.

Il «giallo corto», incubo degli automobilisti e gallina dalle uova d'oro per molte amministrazioni comunali (a Como, nel 2006, un unico semaforo emise 896 multe in 8 giorni, per un totale di 130mila euro), ha dunque colpito ancora. Risale a pochi mesi fa il caso di Segrate, periferia di Milano: anche lì, 4 incroci e 40mila multe in 7 mesi, per 4 sequestri e altrettanti avvisi di garanzia. Nel Lodigiano il comitato «Semafolle » è riuscito a far sparire i solerti «occhi» del T-Red dagli incroci incriminati. E ancora, Settimo Torinese con 25mila multe in 5 mesi (su 50mila abitanti), Perugia visitata dalle Iene
dopo diecimila ricorsi al giudice di pace, i Comuni del Trentino che mettono a riposo i semafori «intelligenti» (il rosso scatta con una velocità superiore ai limiti)... Nella guerra delle multe, i trattati di pace sembrano ancora lontani.

Gabriela Jacomella
26 gennaio 2008


IL CASO T-RED. L’associazione «Sos consumatore» invita gli automobilisti vittime delle telecamere in Val d’Illasi e a Vago a rivolgersi al prefetto o al giudice di pace
«Multe ai semafori? Non pagate e fate ricorso»

Raggi invita a avviare una «class action» cioè un’azione collettiva di risarcimento Zampedri distribuisce moduli via e-mail

 

Vittorio Zambaldo
«Multati dai T-Red unitevi: c’è speranza di non pagare nulla o di essere rimborsati se avete già pagato la sanzione». È il succo di quanto propone Sos consumatore, associazione indipendente e senza scopo di lucro, legalmente riconosciuta per la tutela dei diritti dei consumatori, che si avvale della collaborazione e della consulenza di professionisti volontari.
«Ci muoviamo sulla scia degli ultimi provvedimenti della Procura che hanno messo sotto sequestro le apparecchiature per la rilevazione fotografica delle infrazioni ai semafori della Val d’Illasi, ma lo stesso discorso vale anche per quelli di Vago di Lavagno», precisa Roberto Raggi, presidente dell’associazione. La tesi che il difensore dei consumatori sostiene è che, essendoci in atto un provvedimento giudiziario, si può, con buona ragione, chiedere la sospensione del procedimento di riscossione, inviando ricorso al prefetto o al giudice di pace.
Fin qui nulla di nuovo perché per ogni sanzione amministrativa la legge prevede i 60 giorni entro i quali opporsi con ricorso, come del resto è riportato su ogni verbale. «Ma in pochi finora lo hanno fatto singolarmente. Invece la grossa novità», ripete Raggi, «è che è intervenuto il fatto nuovo del sequestro dell’attrezzatura ipotizzando dei reati penali. Allora chi non ha ancora pagato è maggiormente motivato a chiedere la sospensione della contravvenzione e chi ha già versato può legittimamente ritenere di esser stato ingiustamente vessato da una strumentazione non idonea o non approvata».
L’Unione comuni Verona Est si troverebbe a questo punto stretta fra la necessità di riscuotere e l’impossibilità di farlo per i tanti ricorsi che verrebbero posti in essere dai cittadini con Sos consumatore.
«Per portare a buon fine i procedimenti di riscossione, l’Unione comuni sarà costretta a chiedere di celebrare quanto prima il processo ed è allora che si farà forte anche la parte di consumatori che ha già pagato e in caso di condanna per l’utilizzo di apparecchiature non regolamentari potrà chiedere il rimborso delle cifre pagate, essendosi costituita parte civile attraverso l’associazione», spiega il presidente.
È in pratica un’azione risarcitoria collettiva, o «class action», come oggi viene definita all’americana, cioè il riconoscimento a tutti, anche a chi non avesse fatto ricorso, del diritto di essere risarciti.
Sarebbe una delle prime azioni collettive di rimborso tentate in Italia, se non la prima in assoluto, tempi delle indagini e dell’eventuale rinvio a giudizio permettendo. Raggi porta l’esempio delle contestate contravvenzioni nella Ztl (zona a traffico limitato) del centro storico di Verona per sostenere che il 98 per cento dei ricorsi presentati contro il Comune tramite Sos consumatore sono stati vinti. «Abbiamo obbligato il comune a evidenziare l’inizio della Ztl con ponteggi ad arco sulla strada, schermi luminosi e lampeggianti, quando prima c’erano al massimo dei semplici cartelli a lato e poco visibili», spiega.
Per aderire all’invito di Sos consumatore ci si può rivolgere alla sede di via Abba 14 a Verona, dal lunedì al venerdì dalle 15.30 alle 18.30 o avere altre informazioni telefonicamente al numero 045-8302888.
Procede per suo conto invece l’azione del consigliere provinciale Mario Zampedri, autore della denuncia in Procura del 30 novembre, che ha avviato le indagini e portato al sequestro dei T-Red di Colognola e Illasi disposto dal pubblico ministero Valeria Ardito ed eseguito dai carabinieri della compagnia di San Bonifacio. Inviando una richiesta all’indirizzo mail (semaforivaldillasi@yahoo.it) fornisce il modulo con il quale richiedere in autotutela all’Unione comuni Verona Est la restituzione dei soldi e dei punti patente e risponde aiutando gratuitamente quanti chiedono di far ricorso.

 

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