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Comitato di Salussola: Sequestri & Indagini VRED

SALUSSOLA. 

VIDEORED "alla pesarese"

sequestro vicino a Biella

Il messaggero venerdì 20 febbraio 2009 - di Thomas Delbianco                                          

                                                                                  
 
PESARO - Se nell’amministrazione comunale di Pesaro, alla notizia dei
sequestri dei T-red nel nord Italia, è scattato il campanello d’allarme che ha
portato ad una verifica interna sui Videored, l’agitazione nel Palazzo ora
dovrebbe essere ben più forte. Questa volta non sono stati messi i sigilli a
sistemi che, come nel caso dell’inchiesta veronese, scattano fotografie, ma
verso impianti identici a quelli piazzati all’incrocio tra la Statale e viale
delle Repubblica. Il Comune finito nel ciclone giudiziario sui sistemi di
rilevazione delle infrazioni, è quello di Salussola, nel Biellese. E’ di ieri,
infatti, la notizia che la Guardia di Finanza ha sequestrato, su richiesta
della Procura locale, le telecamere installate sulla provinciale che attraversa
il paese. Ma l’inchiesta del biellese è andata ad affondare il colpo anche sull’
amministrazione comunale, emettendo avvisi di garanzia nei confronti del
sindaco Mario Lacchia e dell’ex assessore Patrizio Labianco per il reato di
abuso d’ufficio. I due amministratori si sono visti addirittura perquisire le
proprie abitazioni dalla Guardia di Finanza, alla ricerca dei contratti, delle
delibere e dei documenti legati alla vicenda Videored. Che gli impianti di
Salussola siano gli stessi presenti a Pesaro, non lo si evince soltanto
leggendo la determina dirigenziale emessa nel settembre 2007 (Vista-Red), ma
anche confrontando il nome della ditta che ha installato le telecamere. A
Pesaro, come a Salussola, il nome che ritorna è quello della Traffic Tecnology.
E a Salussola la ditta è indagata con il reato ipotizzato di frode in pubbliche
forniture. La notizia del sequestro dei Videored in Piemonte ha riacceso le
proteste, mai placate a dire la verità, dei comitati di Pesaro e Fossombrone:
«Siamo soddisfatti per quello che è successo a Salussola - afferma Franco
Boccarossa, del comitato Videored di Pesaro - ora chiediamo che anche da noi
scattino i sequestri ai sistemi di rilevazione installati a Pesaro e
Fossombrone». Che si stia avvicinando anche per Pesaro la resa dei conti?

lunedì 6 ottobre 2008

LAVAGNO. Per assistenza legale durante i ricorsi davanti al giudice di pace contro le multe

Il Comune deve pagare 68mila euro di parcelle 

Spese legate al caso VISTA-RED. La decisione è del Consiglio. L'Amministrazione chiederà però il risarcimento danni.

 
leggi l'articolo:
 
IL 17 SETTEMBRE 2008
IL COMUNE DI VAGO DI LAVAGNO (VR) ANNULLA 1663 VERBALI
vi ricordiamo che il 7 marzo 2008 i Carabinieri per ordine del PM ARDITO hanno sequestrato i VISTA-RED della TRAFFIC THECNOLOGY ed inviato avvisi di garanzia all'amministratore delegato della società DANIELE SCUCCATO (che il comitato conosce bene visto che si era presentato all'incontro tra comitato e giunta comunale di Salussola)
 

venerdì 7 marzo 2008

 

Sviluppi nell’inchiesta sulle multe con i Video-red che filmano chi passa con il rosso: troppo brevi i tempi del giallo

Semafori, altri due avvisi per truffa

Sequestrati due impianti nel Veronese, nei guai il capo dei vigili e il titolare dell’azienda

 

Verona

NOSTRO SERVIZIO

In "manette" altri due semafori a Verona per la vicenda delle multe contestate. Dopo i "T-Red", gli impianti che scattano le foto a chi passa col rosso, finiscono sotto accusa anche i "Video-red", più sofisticati, che filmano l'infrazione. Ma entrambi, secondo la Procura di Verona, che ha ipotizza i reati di truffa e falso in concorso, sarebbero illegali perché i tempi di durata del giallo non permetterebbero all'automobilista di affrontare il semaforo in sicurezza.

Ieri mattina i carabinieri hanno sequestrato due semafori a Vago di Lavagno, all'ingresso della Val d'Illasi, dove invece un mese fa, il 24 gennaio, furono posti sotto sequestro tre "T-red". Due avvisi di garanzia sono stati consegnati al comandante della polizia locale di Lavagno e all'amministratore della Traffic Tecnology di Marostica, il bassanese Daniele Scuccato. L'indagine è un filone di quella che aveva portato un mese fa la Procura scaligera ad emettere 4 avvisi di garanzia nei confronti del sindaco di Illasi, Giuseppe Trabucchi, del comandante della Polizia dell'Unione Comuni Verona Est, Graziano Lovato, del titolare della Ci.Ti. Esse (l'azienda che aveva installato quei sistemi semaforici), Raul Cairoli, e di quello della "Maggioli Informatica" (ditta che aveva l'appalto per verbalizzare le contravvenzioni). Stessa cosa ieri, con indagati il comandante dei vigili e l'amministratore della ditta che gestiva sia gli impianti che la verbalizzazione. Sequestrati dai carabinieri filmati e verbali per un centinaio di multe.

Tutta la vicenda giudiziaria dei semafori nel Veronese parte da un esposto presentato ai carabinieri di Tregnago il 30 novembre scorso dal consigliere provinciale Mario Zampedri, pure lui multato, secondo il quale i semafori sarebbe stati utilizzati "in modo anomalo" e "in palese violazione di legge e senza tener conto di vari ricorsi anche per una serie di tamponamenti causati da tali semafori". Da qui l'indagine della Procura veronese che sospetta una truffa relativa alla durata del giallo che sarebbe volutamente troppo breve in modo da sanzionare più automobilisti "fotografati" o "ripresi" a passare col rosso. In base ai rilievi, il giallo dei due semafori di Vago di Lavagno aveva una durata inferiore ai 4 secondi, il limite stabilito dal ministero dei Trasporti. Tre secondi sarebbe la durata minima del giallo, ma in tratti di strada dove il limite è 50 all'ora (che passa a 4 secondi per i 60 Km/h e 5 per i 70). Solo che la stessa nota del ministero afferma che questi limiti minimi non valgono per le strade principali (provinciali e regionali come sono quelle di Vago e della Val d'Illasi) dove la "durata minima dei tempi di giallo è di 4 secondi anche per la velocità di 50 Km all'ora".

Tra le accuse sollevate dal pm Valeria Ardito, che ha coordinato tutta l'indagine, vi è anche quella di falso nella verbalizzazione. Verbalizzazione che per legge può essere fatta solo da un pubblico ufficiale, e non quindi da un'azienda privata. Ma non solo, il magistrato avrebbe messo nel mirino l'accordo che sta alla base dell'appalto vinto dalle ditte che gestiscono i semafori. Accordo che prevederebbe un compenso pari anche al 30\% della contravvenzione emessa. Sanzione che vale 140 euro, e la decurtazione di 6 punti della patente.Intanto, i multati non si fermano all'indagine della Procura veronese. Per domani, venerdì alle 20,30 al ristorante "Michelin" di Tregnago, è indetto l'incontro "Multate e multati ai semafori, facciamo sentire la nostra voce!" dove saranno presenti Davide Cecchinato, dirigente dell'associazione consumatori "Adiconsum", Lorenzo Della Rosa, legale "Adiconsum", Giorgio Marcon, esperto in materia di impianti semaforici, ed esponenti dei comitati "Multevago" di Lavagno e Multevilla di Altavilla Vicentina. L'iniziativa, organizzata sempre da Zampedri, vedrà la distribuzione dei moduli per chiedere in autotutela la restituzione delle somme pagate e dei punti sulla patente. "Ora ci muoveremo con richieste individuali. Se non accadrà nulla, a giugno - conclude Zampedri - garantiti dalla nuova legge che lo permetterà, proporremo una "Class Action", un'azione collettiva per far giustizia e risarcire gli automobilisti ingiustamente colpiti".

Massimo Rossignati

La Traffic Tecnology: «Nessuna irregolarità, forniamo solo i sistemi»

 

BASSANO - L'azienda finita nel mirino dei magistrati veronesi è la Traffic Tecnology srl, con sede a Marostica (Vicenza) in via Gianni Cecchin. Si tratta di un'azienda giovane, avviata nel 2006, con capitale sociale di 50 mila euro, che fa capo al gruppo Scuccato, attivo in una vasta serie di attività imprenditoriali. Presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato è Daniele Scuccato che conferma di aver ricevuto l'avviso di garanzia e precisa: «Mi auguro che tutto si chiarisca perchè noi ci limitiamo a fornire la telecamera, del tutto simile a quelle per la videosorveglianza - spiega l'imprenditore, che risiede a Bassano - A parte il fatto che a Lavagno i secondi di durata per il giallo sono cinque, non siamo noi che decidiamo i tempi. Forniamo solo alle amministrazioni le video-registrazioni. Poi la gestione della centrale semaforica e la visione delle immagini, con la conseguente decisione sull'esistenza o meno dell'infrazione, sono totalmente a carico del Comando di polizia locale. Inoltre non siamo noi la società che effettua le verbalizzazioni delle multe» conclude Scuccato.

C. S.

fonte : IL GAZZETTINO.IT

 


venerdì 7 marzo 2008

 

LAVAGNO. I sei impianti attivi da dicembre 2006 hanno fatto scattare più di settemila sanzioni. La Procura ha messo sotto inchiesta pure l’amministratore della ditta
Telecamere ai semafori Sequestri anche a Vago
I carabinieri rimuovono la strumentazione che serve per multare chi viola il codice Indagato il comandante dei vigili urbani

Giuseppe Corrà
Bufera giudiziaria anche sulle telecamere ai semafori a Vago di Lavagno, sulla strada regionale 11. Su ordine del sostituto procuratore della Repubblica Valeria Ardito, i carabinieri ieri hanno sequestrato le strumentazioni delle sei apparecchiature che, da dicembre 2006, hanno erogato più di 7 mila multe ad altrettanti automobilisti accusati di aver oltrepassato la linea di stop del semaforo quando c’era il rosso.
Infrazioni incontestabile, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate più volte da Andrea Volpe, comandante della polizia locale di Lavagno, prima dell’unione con San Martino, e anche dell’assessore Massimo Moro, che hanno sempre sostenuto la regolarità delle telecamere azionate col rosso da un sensore sulla carreggiata in prossimità della linea di stop.
Però la Procura della Repubblica non sembra essere dello stesso avviso. E, sotto inchiesta, sono finiti proprio il comandante Volpe e l’amministratore delegato della ditta «Traffic Tecnology srl» di Marostica (Vicenza), Daniele Scuccato, 43 anni, residente a Bassano del Grappa ai quali ieri è stato consegnato l’avviso di garanzia. I due sono accusati di truffa oltre che di falso.
All’attenzione degli inquirenti, ora non c’è più il sistema, chiamato T-red ma il Vista-red. In pratica, questo programma della ditta di Marostica non ha fotografato ma filmato le auto transitate con il rosso nei due incroci di Lavagno.
La procura ipotizza la truffa perchè la durata del giallo sarebbe stata ben al di sotto dei quattro, cinque secondi utili a fermarsi o ad accelerare. «I filmati dei veicoli», ha spiegato ieri il capitano di San Bonifacio, Salvatore Gueli, «iniziavano solo dopo che era scattato il rosso e non sappiamo, quindi, che lasso di tempo ci fosse tra il verde e il rosso». Un modo come un altro per «agevolare» la trasgressione degli automobilisti e incassare più multe.
Il reato di falso, invece, si riferisce alla redazione dei verbali che poi venivano notificati agli automobilisti dalla Trafic tecnology di Marostica. A parere dell’accusa, i vigili urbani di Lavagno compilavano solo delle schede che poi inviavano alla società di Marostica. Toccava poi ai dipendenti dell’azienda scrivere materialmente i verbali e inviarli ai trasgressori. In tal modo, sostiene ancora l’accusa, si sarebbe violata la legge perchè spetta solo ai vigili svolgere quel lavoro.
Ma ci sono anche altre indagini al vaglio degli investigatori. Prima di tutto si sta accertando se un terzo delle multe, che ammontavano di norma a 130 euro, veniva poi incassato dalla società di Marostica. Ma, soprattutto, i carabinieri hanno acquisito tutti i documenti relativi all’affidamento del servizio di controllo ai semafori all’impresa. La procura vuole verificare se l’appalto all’azienda vicentina sia regolare. La magistratura si è mossa dopo le segnalazioni dei cittadini, che si ritenevano vessati dal Comune «al solo scopo di far cassa», e delle prese di posizione del comitato Multe Vago, sorto per ottenere un’applicazione più corretta del Codice della strada, che ha stretto un patto di collaborazione con i comitati di Treviso e Vicenza. Così, mentre alcune pattuglie di carabinieri hanno proceduto alla rimozione delle strumentazioni, altri militari sono andati al comando della polizia locale e in municipio per acquisire tutti gli incartamenti utili all’indagine. «Ben venga anche questo controllo», commenta Massimo Moro, assessore alla polizia locale e al commercio, «perché potrà fugare ogni residua perplessità sulla correttezza del nostro operato. Le telecamere non sono del tipo T-red, non controllano la velocità e vengono attivate dai sensori posti sulla carreggiata solo quando la luce del semaforo è rossa. Perciò, nulla di irregolare o contro la legge nel nostro operato e nella comunicazione dei verbali». L’amministrazione crede nel corretto operato del comandante Volpe. «Comunque», aggiunge Moro, «è giusto che la Procura faccia i propri accertamenti. Ma finora non ho sentito nessun comitato dire che non si può e non si deve passare con il semaforo rosso>>.

fonte: L'ARENA IL GIORNALE DI VERONA

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